Nel corso dell’a.a. 2025/2026 la mia attività di ricerca ha proseguito filoni già avviati – educazione socio-emotiva, Service Learning, volontariato e partecipazione sociale, competenze e apprendimento dall’esperienza, ricerca-intervento nei sistemi organizzativi e territoriali – concentrandosi sull’apertura di nuovi contesti empirici, sullo sviluppo di dispositivi di ricerca e valutazione e sulla sistematizzazione e disseminazione dei risultati.
Un ambito nuovo e significativo è stato la collaborazione scientifica tra SIPeGeS e INAPP, a supporto delle attività tecnico-scientifiche svolte da INAPP per il Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito del Piano Nazionale per la Famiglia 2025–2027, del 6° Piano Nazionale Infanzia e Adolescenza 2025–2027 e del Piano Nazionale di prevenzione e contrasto dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minorenni 2025–2027. Il progetto approfondisce conoscenze, competenze e fabbisogni formativi degli operatori dei servizi per famiglie, infanzia e adolescenza, collegando ricerca pedagogica, pratiche professionali e politiche pubbliche.
In una prima fase, ho partecipato alla ricognizione della letteratura scientifica nazionale e internazionale 2020–2025 attraverso narrative review tematiche. L’analisi trasversale delle 129 pubblicazioni ha estratto indicazioni su conoscenze, capacità operative e posture professionali, ricodificate in otto macro-aree di conoscenza e otto parallele macro-aree di competenza. Il lavoro ha contribuito al Report di inquadramento teorico sulle competenze e sulle conoscenze degli operatori del welfare familiare (maggio 2026).
Da questo quadro teorico, l’attività è proseguita lungo due stream di ricerca. Con Livia Cadei ho curato l’analisi trasversale dei dati, l’elaborazione interpretativa e la redazione del Report sui fabbisogni e le competenze degli operatori che lavorano con minorenni in situazione di rischio. La base empirica, costruita con focus group e approfondimenti individuali a Firenze, Napoli, Piacenza, Trieste e Milano-Varese, ha confrontato professionalità degli ambiti sociale, educativo, psicologico, sanitario, scolastico, giuridico, giudiziario, della sicurezza e del Terzo settore. Il lavoro ha specificato le competenze per prevenzione, riconoscimento del rischio, ascolto, orientamento e attivazione delle reti di tutela, distinguendo diversi livelli di responsabilità e specializzazione.
Sempre con Livia Cadei ho curato la ricerca e la redazione del Report di definizione di competenze e conoscenze per operatori di accompagnamento per i primi 1000 giorni. Il lavoro ha integrato il quadro teorico delle narrative review con i report sui sistemi professionali e organizzativi di diversi contesti regionali. L’analisi ha individuato non una nuova figura professionale unitaria, ma un nucleo comune di conoscenze, capacità e posture con cui professionisti diversi possano concorrere a percorsi integrati e continuativi di sostegno alla genitorialità e allo sviluppo precoce. Rilevante è la lettura della competenza professionale non solo come proprietà individuale, ma in rapporto alle condizioni organizzative e alla capacità di servizi e professionisti di costituire un “sistema competente”, capace di condividere informazioni, attivare invii appropriati, riconoscere vulnerabilità ed evitare frammentazioni e discontinuità.
Un secondo filone ha riguardato la Cultural-Historical Activity Theory (CHAT) e il Change Laboratory. È proseguita l’analisi e sistematizzazione scientifica delle sperimentazioni condotte a Varese con il Tavolo Adolescenza e il Tavolo dedicato alla grave marginalità sociale. Il percorso con quest’ultimo ha coinvolto circa trenta partecipanti di servizi pubblici, Terzo settore, volontariato e istituzioni ed è stato accompagnato da un gruppo interuniversitario dell’Università dell’Insubria e dell’Università Cattolica, con la supervisione scientifica di Annalisa Sannino.
La rielaborazione ha approfondito il Change Laboratory come metodologia di ricerca-intervento capace di accompagnare il passaggio da una lettura individualizzata dei problemi a una comprensione sistemica delle contraddizioni di servizi e organizzazioni. Nel Tavolo Marginalità, il processo ha ridefinito la marginalità come oggetto relazionale e territorialmente costruito, evidenziando discontinuità, sovrapposizioni e criticità tra servizi e sostenendo nuove ipotesi di azione collettiva. I risultati sono stati discussi nella comunità internazionale ISCAR e sono confluiti nella preparazione, con Livia Cadei, Letizia Ferri, Alessia Tabacchi e Stefano Bonometti, del capitolo L’esperienza del Change Laboratory per il Tavolo Marginalità, destinato a un volume sulle esperienze varesine.
È proseguita la ricerca sul Service Learning, sul piano teorico e attraverso nuove sperimentazioni. Nel CESVOPAS ho partecipato alla progettazione e all’avvio del progetto di ricerca-formazione Service Learning in VET, rivolto a quattro Centri di Formazione Professionale di Milano, Fidenza, Pove del Grappa e Torino. Le visite sul campo del primo semestre 2026 hanno costruito una baseline qualitativa dei contesti e accompagnato la progettazione di quattro esperienze di Service Learning, da monitorare e comparare. Il progetto estende una linea consolidata all’Istruzione e Formazione Professionale, finora meno esplorata, consentendo di studiare longitudinalmente realizzazione, adattamenti, criticità, apprendimenti e trasferibilità. Sul piano teorico, il lavoro su Service Learning, competenze e partecipazione è confluito nell’articolo, con Livia Cadei, From service to collective competence: on the relationship between service-learning, skills, and participation in higher education (Pedagogia e Vita, 2025/3), con un Addendum di documentazione della ricerca.
Nelle attività del CESVOPAS, la ricerca su volontariato e partecipazione sociale ha spostato l’attenzione dal riconoscimento delle competenze maturate nel volontariato alla qualità e sostenibilità del percorso di partecipazione e alle pratiche organizzative di accompagnamento. La prospettiva è stata sperimentata nel progetto di ricerca-azione Accompagnamento Multi-Livello, avviato nel 2026 con Fondazione Punto Missione per costruire e sperimentare un modello di accompagnamento dei volontari nelle diverse fasi dell’esperienza. Il confronto internazionale è stato alimentato dal visiting del prof. Lucas Meijs, della Rotterdam School of Management – Erasmus University, collegando il lavoro del Centro agli approcci del volunteer management e della volunteer stewardship e facendo emergere possibili domande comparative di ricerca.
Un ulteriore sviluppo metodologico ha riguardato la valutazione partecipata di progetti sociali complessi. Nell’accompagnamento scientifico e metodologico al progetto FAMI FaR CENTRO – Famiglie e Rifugiati al Centro, ho collaborato a un sistema unitario di valutazione che integra gli indicatori quantitativi e amministrativi del programma con evidenze qualitative sulle traiettorie di autonomia. Il Piano di valutazione integrata, theory-based e orientato al contributo, non attribuisce causalmente gli esiti al progetto, ma ne valuta il contributo attraverso teoria del cambiamento, triangolazione delle fonti, confronto tra prospettive e analisi dei fattori abilitanti e ostacolanti.
Dopo un workshop partecipativo del 22 maggio 2026 con operatori, beneficiari, mediatori e stakeholder, è stato sviluppato un Toolkit di valutazione qualitativa, con strumenti leggeri per esplorare nella pratica ordinaria qualità dell’accompagnamento, esperienza dell’inserimento lavorativo, protagonismo abitativo e qualità/agency delle narrazioni. Il dispositivo considera beneficiari e operatori soggetti competenti nell’interpretazione dell’esperienza e adotta principi di accessibilità, non suggestività, fedeltà alla voce, pluralità delle prospettive e uso valutativo non selettivo. Il lavoro ha sperimentato forme di valutazione capaci di coniugare rigore metodologico, sostenibilità operativa e partecipazione dei destinatari.
È proseguita infine la ricerca sull’educazione socio-emotiva, approfondendo il rapporto tra relazione educativa, cura, competenze per la vita e formazione. Tra gli esiti dell’anno: il contributo Cuore, testa, mani: pratiche e riferimenti dalla ricerca internazionale per la cura socio-emotiva a scuola (2026), il capitolo con Roberto Franchini La provenienza è sempre futuro: dieci principi per l’apprendimento socio-emotivo (Il Mulino, 2026) e La relazione educativa e le sue dimensioni socio-emotive come fondamento di un curricolo per la vita, nel Rapporto annuale 2026 del Centro Studi per la Scuola Cattolica. Il rapporto tra dimensione socio-emotiva, Character Education e Service Learning è stato presentato, con Emanuele Balduzzi, al Convegno nazionale SIPED di Torino del gennaio 2026.
Nel complesso, l’attività dell’anno ha consolidato un orientamento di ricerca fondato sull’integrazione tra elaborazione teorica, ricerca empirica, ricerca-intervento e costruzione di strumenti operativi, con attenzione alle competenze professionali, all’apprendimento individuale e collettivo, alla partecipazione e alla trasformazione delle pratiche educative e organizzative. Oltre alle pubblicazioni scientifiche, i risultati comprendono report a supporto di politiche pubbliche nazionali, strumenti e modelli di valutazione, contributi a convegni nazionali e internazionali e sperimentazioni longitudinali in corso.