Knowing what, Knowing how

saperisaporiIt could be nice, in a writing on the flavours of education, “putting on our plate” the fruit of Actinidia chinensis, a tropical plant from China, recently diffused in New Zealand, and today part of our diet. But this is not the kiwi I want to talk about – and the “flavour” we’ll discover by knowing our knowing will be quite different. […] From ad educational point of view, we must stress this epistemological pluralism […] valuing different ways of looking and paths, compatible with one another, in an entanglement of processes, levels, and hierarchies, to be more aware and ready, to have more possibility when we will encounter new quirky things to explain.

REFERENCES:

William A. CALDER III, 1979, “The Kiwi”, in Scientific American, luglio; trad. it. di G. Frassinetti, “Il kivi”, in Le Scienze, 121, settembre pp. 96-106.
William A. CALDER III, 1979, “The Kiwi and Egg Design: Evolution as Package Deal”, in Bioscience, 29:8, pp. 461-467.
William A. CALDER III, 1984, Size, Function and Life History, Harvard University Press, Cambridge, Mass.
Elisa FARAVELLI, Eloisa CIANCI, Emanuele SERRELLI, Daniela SUMAN, 2006 (a cura di), L’evoluzionismo dopo il secolo del gene. Atti degli incontri internazionali del laboratorio di Filosofia della Biologia del GRICO 2002-2004, Mimesis Edizioni, Milano. Contributi di: Luigi Luca CAVALLI SFORZA, Niles ELDREDGE, Steve OLSON, Susan OYAMA, John SKOYLES, Ian TATTERSALL.
Stephen Jay GOULD, 1980, The Panda’s Thumb, W. W. Norton, New York; trad. it. Il pollice del panda, Il Saggiatore, Milano, 2001.
Stephen Jay GOULD, 1992, “L’uovo del kiwi e la campana della libertà”, in Bravo Brontosauro, Feltrinelli, cap. 7.
Stephen Jay GOULD, 2002, The Structure of Evolutionary Theory, Belknap Harvard, New York; trad. it. La struttura della teoria dell’evoluzione, Codice Edizioni, Torino, 2003.
Stephen Jay GOULD e Richard C. LEWONTIN, 1979, “The spandrels of San Marco and the Panglossian paradigm: A critique of the adaptationist Programme”, Proc. R. Soc. London, B, 205:581-98. Trad. it. di M. Ferraguti, I pennacchi di San Marco e il paradigma di Pangloss, Einaudi, 2001.
Stephen Jay GOULD e Elizabeth S. VRBA, 1982, “Exaptation, a Missing Term in the Science of Form”, Paleobiology, 8(1):4-15.
Donata FABBRI, 1994, La memoria della regina. Pensiero, complessità, formazione, seconda edizione, Guerini e Associati, Milano, 2004.
Donata FABBRI, Alberto MUNARI, 1984, Strategie del sapere. Verso una psicologia culturale, Dedago, Bari.
Humberto MATURANA, Francisco VARELA, 1980, Autopoiesis and Cognition, D. Reidel, Dodrecht; trad. it. Autopoiesi e cognizione, Marsilio, Venezia, 1985.
Humberto MATURANA, Francisco VARELA, 1987, The Tree of Knowledge, Shambhala, Boston; trad. it. L’albero della conoscenza, Garzanti, Milano, 1987.
Adolfo NAVARRO, Hesiquio BENÌTEZ, 1995, El Dominio del Aire, Fondo de Cultura Economica, Mexico (http://omega.ilce.edu.mx).
Telmo PIEVANI, 2004, Introduzione alla filosofia della biologia, Laterza.
Telmo PIEVANI, 2006, La teoria dell’evoluzione, Il Mulino, Bologna.
Stephen M. RUSSELL, 2003, “In memoriam: William Alexander Calder III, 1934-2002”, in The Auk.
Michele SARÀ, 2005, L’evoluzione costruttiva. I fattori di interazione, cooperazione e organizzazione, UTET, Torino.
James SALES, 2005, “The endangered kiwi: a review”, Folia Zool. 54(1-2): 1-20.


Look for it in the Publications page (with additional links):

Serrelli E (2008). Conoscere cosa, conoscere come, come conosciamo… un kiwi: un laboratorio epistemologico. In Meloni E, Beretta V, eds., Saperi e sapori. Idee e pratiche per umanizzare le organizzazioni. Saronno (VA): Monti, pp. 201-226. ISBN 888477151X [http://hdl.handle.net/10281/9822]

http://www.touch4health.it/www.cem.coop/recensioni/saperi/document_view?month:int=12&year:int=2009

http://www.libreriauniversitaria.it/saperi-sapori-idee-pratiche-umanizzare/libro/9788884771513

http://www.kiwirecovery.org.nz

Seminar: Youth in a Foreigh Country II

cam-trafiletto2007I partecipanti al corso cercano di immaginare che cosa c’è nella metaforica valigia di un ragazzo che esce dalla comunità… Novità rispetto all’anno scorso: si prende spunto dalle fotografie degli “strumenti di lavoro” che si utilizzano in comunità.


Look for it in the Talks page (with additional links):

2007, Mar 17 (h.) – CAM Centro di Aiuto ai Problemi Minorili, Milan: Il giovane in comunità: crescere lontano dalla propria famiglia, il rapporto con gli adulti e con i coetanei. Seminar for families.

Giornalino CAM 2007

Seminar: Youth in a Foreign Country I

IMG_1457“Il giovane in comunità: crescere lontano dalla propria famiglia, il rapporto con gli adulti e con i coetanei”

I partecipanti al corso cercano di immaginare che cosa c’è nella metaforica valigia di un ragazzo che esce dalla comunità…
A partire da queste suggestioni, racconto della vita in comunità, con particolare attenzione a cosa potrebbe aiutare una famiglia che si accinge a ospitare uno dei “nostri” ragazzi… per accogliere al meglio il contenuto di quella valigia quando verrà aperta!


Look for it in the Talks page (with additional links):

2006, Apr 8 (h.) – CAM Centro di Aiuto ai Problemi Minorili, Milan: Il giovane in comunità: crescere lontano dalla propria famiglia, il rapporto con gli adulti e con i coetanei. Seminar for families.

Constructionism, Constructivism, and Complex Systems

In un povero appartamento della periferia romana, un uomo di 39 anni, finora sempre risultato normale, colto da raptus improvviso, spara alla moglie e alla figlioletta di tre anni. Poi rivolge la pistola contro di sé e fa fuoco per un’ultima volta. Tutti e tre i componenti della famiglia sono deceduti all’istante. L’uomo lascia un biglietto sul tavolo che recita: “Resteremo sempre uniti”.

Tragiche notizie come queste sono molto frequenti: omicidi e violenze famigliari affollano spesso i notiziari dell’ etere e della stampa. L’evento, come molti altri, fu occasione per il commentatore radiofonico per rattoppare alcune giustificazioni esplicative che in qualche modo riducessero lo sgomento che in genere tali notizie evocano: il raptus intrapsichico che fa “uscire di senno”, la dinamica perversa delle relazioni famigliari, la pazzia come prodotto dinamico di una società alienante. Tutte queste spiegazioni frammentarie risultano in genere vagamente deludenti e lasciano ampio spazio ad interrogativi che non ricevono risposte.
L’unica amara certezza che ci rimane è che un qualche cosa ha funzionato. In molti delitti, accanto alla sensazione di tragica impotenza che ci attanaglia, percepiamo purtroppo la vaga sensazione che un qualcosa trionfi a scapito della nostra razionalità e volontà di fermarlo. In che modo l’idea di “restare sempre uniti”, seppur comportando la morte della famiglia, ha trionfato?
Lungi dal reificare lo spettro delle maledizioni che devastano le umane esistenze in tante opere letterarie, vogliamo spostare l’attenzione da una prospettiva causale, secondo cui “il pazzo” distrugge una famiglia per cause descrivibili, ad una prospettiva di imprevedibilità totale per cui un’unione, che probabilmente stava per fallire, improvvisamente si realizza e trionfa, collocando gli attori di questo dramma famigliare in una posizione fortemente ambivalente, in quanto è indecidibile se la morte li abbia uniti o separati.
L’unica cosa certa sembra l’idea che un uomo, una donna e una bimba “dovevano” in un qualche modo restare uniti. Questa “struttura concettuale”, è stata così forte da asservire a sé un’intera famiglia, sacrificata per il successo dell’idea stessa.

G. Cecchin, T. Apolloni, Idee perfette, Franco Angeli, Milano, 2003, pp. 31-32


Look for it in the Talks page (with additional links):

2006, Apr 1 (h.whole day) – Centro Milanese di Terapia della Famiglia, Milan: Costruzionismo, costruttivismo e sistemi complessi. Seminar.

The Ecology of Evolution

Serrelli E (2003). L’ecologia dell’evoluzione: il pluralismo evolutivo letto attraverso un caso di radiazione adattativa. Master Degree Dissertation in Educational Sciences, University of Milano Bicocca, Milan, Italy. [DOI 10.13140/2.1.3863.5525]


Collage

This is an epistemological research, concerning knowledge processes. The choice of African Cichlids as a subject has been stimulated mainly by the fact that these fishes are targeted by remarkably different observers: fishermen, ecologists, biologists, geneticists, evolutionists with different approaches, hobbyists and aquarists – beginners and experts. The great epistemological interest of this crowd of observers lies not only in the comparison of different knowing processes applied to the same object, but also in their multiple and complex reciprocal interactions…