Seminar: Youth in a Foreign Country I

IMG_1457“Il giovane in comunità: crescere lontano dalla propria famiglia, il rapporto con gli adulti e con i coetanei”

I partecipanti al corso cercano di immaginare che cosa c’è nella metaforica valigia di un ragazzo che esce dalla comunità…
A partire da queste suggestioni, racconto della vita in comunità, con particolare attenzione a cosa potrebbe aiutare una famiglia che si accinge a ospitare uno dei “nostri” ragazzi… per accogliere al meglio il contenuto di quella valigia quando verrà aperta!


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2006, Apr 8 (h.) – CAM Centro di Aiuto ai Problemi Minorili, Milan: Il giovane in comunità: crescere lontano dalla propria famiglia, il rapporto con gli adulti e con i coetanei. Seminar for families.

Constructionism, Constructivism, and Complex Systems

In un povero appartamento della periferia romana, un uomo di 39 anni, finora sempre risultato normale, colto da raptus improvviso, spara alla moglie e alla figlioletta di tre anni. Poi rivolge la pistola contro di sé e fa fuoco per un’ultima volta. Tutti e tre i componenti della famiglia sono deceduti all’istante. L’uomo lascia un biglietto sul tavolo che recita: “Resteremo sempre uniti”.

Tragiche notizie come queste sono molto frequenti: omicidi e violenze famigliari affollano spesso i notiziari dell’ etere e della stampa. L’evento, come molti altri, fu occasione per il commentatore radiofonico per rattoppare alcune giustificazioni esplicative che in qualche modo riducessero lo sgomento che in genere tali notizie evocano: il raptus intrapsichico che fa “uscire di senno”, la dinamica perversa delle relazioni famigliari, la pazzia come prodotto dinamico di una società alienante. Tutte queste spiegazioni frammentarie risultano in genere vagamente deludenti e lasciano ampio spazio ad interrogativi che non ricevono risposte.
L’unica amara certezza che ci rimane è che un qualche cosa ha funzionato. In molti delitti, accanto alla sensazione di tragica impotenza che ci attanaglia, percepiamo purtroppo la vaga sensazione che un qualcosa trionfi a scapito della nostra razionalità e volontà di fermarlo. In che modo l’idea di “restare sempre uniti”, seppur comportando la morte della famiglia, ha trionfato?
Lungi dal reificare lo spettro delle maledizioni che devastano le umane esistenze in tante opere letterarie, vogliamo spostare l’attenzione da una prospettiva causale, secondo cui “il pazzo” distrugge una famiglia per cause descrivibili, ad una prospettiva di imprevedibilità totale per cui un’unione, che probabilmente stava per fallire, improvvisamente si realizza e trionfa, collocando gli attori di questo dramma famigliare in una posizione fortemente ambivalente, in quanto è indecidibile se la morte li abbia uniti o separati.
L’unica cosa certa sembra l’idea che un uomo, una donna e una bimba “dovevano” in un qualche modo restare uniti. Questa “struttura concettuale”, è stata così forte da asservire a sé un’intera famiglia, sacrificata per il successo dell’idea stessa.

G. Cecchin, T. Apolloni, Idee perfette, Franco Angeli, Milano, 2003, pp. 31-32


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2006, Apr 1 (h.whole day) – Centro Milanese di Terapia della Famiglia, Milan: Costruzionismo, costruttivismo e sistemi complessi. Seminar.